Sommario. Nel 1974, un uomo muore in Sudafrica quando le ruote del suo aereo si impigliano in un cavo dell’alta tensione. Si chiamava Joshua N. Haldeman, era stato il leader della tecnocrazia canadese, sostenitore convinto dell’apartheid, e il nonno materno di Elon Musk. Quella morte — inghiottito dall’infrastruttura che idolatrava — è la metafora perfetta per un’ideologia che non ha mai smesso di essere pericolosa: la convinzione che la politica sia un errore di sistema, che la democrazia sia inefficiente per definizione, e che l’ingegnere debba sostituire il legislatore. Oggi quella convinzione ha smesso di essere una setta marginale e siede nei board delle aziende più potenti del pianeta. Indossa magliette grigie invece di uniformi grigie, ma la grammatica del potere è la stessa.
Macchina
Il sogno tecnocratico nasce dalla Grande Depressione: l’idea che la società funzioni come un motore e vada aggiustata da chi sa come aprirlo.
C’è un dettaglio biografico su Joshua Haldeman che mi ha colpito più di qualsiasi dichiarazione politica. Era un chiropratico. E la cosa non è irrilevante: trattava il corpo umano come un meccanismo correggibile attraverso la manipolazione tecnica. Dal corpo alla nazione il passo, per lui, fu brevissimo. Se una colonna vertebrale si può raddrizzare con la pressione giusta applicata nel punto giusto, perché non una società?
Negli anni ’30, nel pieno della Grande Depressione, Howard Scott fondò Technocracy Incorporated con una diagnosi che aveva la semplicità brutale delle grandi eresie: il sistema dei prezzi — il denaro, il debito, il mercato — era un meccanismo pre-industriale sopravvissuto oltre la sua utilità. Le macchine producevano abbondanza, ma il sistema economico era costruito sulla scarsità. Questo era il bug fondamentale. E come ogni bug, andava eliminato.
La proposta aveva una logica da manuale di ingegneria. Al posto del denaro, certificati energetici calcolati in erg e joule, non accumulabili e soggetti a scadenza: niente risparmio, niente rendita, niente classi. Al posto dei politici, una “armata tecnologica di competenti”: ai medici la sanità, agli ingegneri la produzione. Al posto degli Stati nazionali, il Technate — un’unità geografica continentale autosufficiente dal Polo Nord fino a Panama, gestita come un sistema chiuso. Al posto del fine settimana, turni scaglionati h24 per eliminare l’inefficienza del lunedì mattina. Quattro giorni di lavoro, quattro ore al giorno. Pensione a 45 anni con certificati energetici garantiti a vita.
«La marcia della tecnologia, con la sua crescente abbondanza, distruggerà ogni valore del sistema dei prezzi. È uno scontro tra l’obsolescenza e la modernità, tra la tecnologia e il valore, tra la scienza e il caos.»— Howard Scott, 1939
Il movimento raggiunse 500.000 aderenti. Haldeman guidò la sezione canadese dal 1936 al 1941. L’8 ottobre 1940 fu arrestato a Vancouver sotto il Defence of Canada Act: il governo aveva bandito la Technocracy Inc. come organizzazione sovversiva. Multa: 200 dollari. Nel 1941 si dimise in protesta contro il supporto di Scott all’Unione Sovietica. Il suo anticomunismo non ammetteva alleanze.
Poi viene la parte che non trovo nei libri di testo. Nelle sconfitte elettorali ripetute del Social Credit Party, il rigore tecnico si dissolse in paranoia. Iniziò a difendere la pubblicazione dei Protocolli dei Savi di Sion. Nel 1950 si trasferì a Pretoria. Descrisse i neri come “molto primitivi”. Nel 1960 pubblicò The International Conspiracy to Establish a World Dictatorship and the Menace to South Africa. Il Sudafrica come ultimo baluardo dell’uomo bianco contro il controllo globale.
Fuga
La democrazia vista come errore di sistema: il filo ideologico che unisce Scott, Haldeman, Thiel e Srinivasan.
Sono consapevole che collegare Haldeman a Musk per via genealogica è un argomento scivoloso — le colpe dei nonni non si ereditano con il DNA. Ma l’eredità ideologica è un’altra cosa. Quando Musk parla di costruire una “Martian Technocracy”, quando Peter Thiel scrive nel 2009 che “freedom and democracy are no longer compatible”, quando Balaji Srinivasan descrive la democrazia come una “corsa mortale” contro l’innovazione — il vocabolario è nuovo, la struttura del pensiero è identica a quella di Scott e Haldeman: la politica è incompetenza istituzionalizzata, il demos è l’ostacolo, la tecnologia è la via d’uscita.
Thiel ha identificato tre frontiere per questa exit: il cyberspace (valute digitali per erodere la sovranità monetaria degli Stati), lo spazio (la frontiera finale), il seasteading (città galleggianti in acque internazionali, fuori dalla giurisdizione di qualsiasi governo). Sono i Technate aggiornati al ventunesimo secolo: unità geografiche o virtuali sottratte al “sistema dei prezzi” democratico.
Srinivasan completa il quadro con una distinzione tribale: i Grays — l’élite tecnologica — contro i Blues, i sostenitori del liberalismo democratico tradizionale. La strategia prevede l’occupazione di settori urbani e l’alleanza con le forze di polizia locali attraverso “banchetti dei poliziotti”. Il Continental Director è diventato un fondatore di startup. La divisa grigia è diventata una t-shirt. Il saluto paramilitare è diventato il nod. La forma cambia, la struttura del potere no.
«Non credo più che libertà e democrazia siano compatibili.»— Peter Thiel, The Education of a Libertarian, 2009
La differenza fondamentale è economica, ed è rivelatrice. Scott voleva eliminare l’accumulo di ricchezza: i certificati energetici scadevano, non creavano classi. L’élite tecnocratica contemporanea usa Bitcoin — la scarsità digitale programmata — come strumento di potere. Non vuole eliminare la disuguaglianza. Vuole renderla permanente e matematicamente certificata.
Numeri
I dati che i tecnocrati dimenticano sempre di citare: quando l’efficienza algoritmica è sovvenzionata dalla democrazia che disprezza.
C’è un numero che mi ossessiona ogni volta che leggo di Silicon Valley e sovranità privata. Nel 2015 il Los Angeles Times pubblicò un’inchiesta: Elon Musk aveva ricevuto, tra Tesla, SpaceX e SolarCity, circa 4,9 miliardi di dollari in sussidi, contratti e agevolazioni governative. Nel 2024 quella cifra, aggiornando i soli contratti NASA e DoD per SpaceX, supera i 15 miliardi. Palantir — la società di sorveglianza di Peter Thiel, l’uomo che non crede più che libertà e democrazia siano compatibili — genera oltre l’80% dei propri ricavi da contratti con il governo federale americano.
Il tecnocrate che vuole uscire dalla democrazia lo fa usando i soldi della democrazia.
Poi ci sono i numeri dell’efficienza promessa e mai consegnata. Theranos valeva 9 miliardi di dollari prima che si scoprisse che la tecnologia non funzionava. FTX bruciò 32 miliardi in pochi giorni. Twitter/X fu acquistato da Musk per 44 miliardi nel 2022: le stime di mercato più recenti lo valutano tra 12 e 19 miliardi. Meta ha investito 46 miliardi nel Metaverso e lo ha praticamente abbandonato nel 2023.
E poi c’è il numero di Don Moore dell’UC Berkeley, che vale la pena ripetere finché non entra: gli economisti senior sono sicuri al 53% e corretti al 23%. Più sono certi, meno si avvicinano alla realtà. L’eccesso di precisione è inversamente proporzionale all’accuratezza. È il problema epistemologico fondamentale di qualsiasi tecnocrazia: presuppone che la complessità umana sia un problema di ottimizzazione, che la funzione obiettivo sia definita. Non lo è. Non lo sarà mai.
Aneddoti
Le storie concrete che smontano il mito: ogni utopia tecnocratica ha trovato il suo cavo dell’alta tensione.
La storia è il miglior antidoto alla teoria. Ogni volta che un tecnocrate afferma di avere la soluzione algoritmica ai problemi della governance democratica, esiste un episodio concreto che smentisce la premessa.
Non esiste nella storia recente un caso più perfetto di tecnocrazia fallita. Holmes fondò Theranos nel 2003 a 19 anni, abbandonando Stanford. Indossava il dolcevita nero come Jobs. Prometteva di rivoluzionare la medicina con un’unica goccia di sangue capace di eseguire 240 analisi. Raccolse 900 milioni di dollari. Il Wall Street Journal nel 2015 scoprì che la tecnologia non funzionava. Valutazione di picco: 9 miliardi. Valutazione finale: zero. Condanna: 11 anni di carcere.
Il dettaglio più istruttivo è il board: ex segretari di Stato, ex generali, ex senatori. Le élite di competenza, convinte di poter valutare una tecnologia che non capivano perché qualcuno con la giusta aura tecnocratica gliela stava spiegando.
Nel 2008 Peter Thiel finanziò il Seasteading Institute con 1,7 milioni di dollari. Città galleggianti in acque internazionali, laboratori permanenti di governance post-democratica. Il progetto in Polinesia Francese collassò nel 2018: il governo francese ritirò il supporto. La frontiera dell’exit aveva bisogno dell’autorizzazione dello Stato da cui voleva uscire.
In Honduras è stato effettivamente costruito qualcosa di simile a un Network State: Próspera, una charter city privata sull’isola di Roatán, con proprie leggi, propri tribunali, propria governance tecnocratica. Nel 2022 il nuovo governo honduregno ha abrogato la legge che la istituiva. Próspera ha risposto chiedendo 10,7 miliardi di dollari di risarcimento — in un paese con un PIL di 31 miliardi. La città sovrana che voleva liberarsi dalla politica si è trasformata in una causa legale internazionale contro un governo democraticamente eletto.
Nel 2011 Peter Thiel ottenne la cittadinanza neozelandese in 12 giorni attraverso una procedura di “extraordinary circumstances” normalmente riservata a casi umanitari. Non aveva mai vissuto in Nuova Zelanda. La sua strategia di exit dalla democrazia consisteva nell’ottenere la residenza in un’altra democrazia — una delle più funzionanti al mondo, con sistema sanitario pubblico, tutele sindacali e welfare universale. La fuga dal demos aveva bisogno di un demos migliore in cui rifugiarsi.
Nel novembre 2023, il board di OpenAI licenziò Sam Altman in un fine settimana. Poi lo riassunse tre giorni dopo, rinnovando quasi completamente il board. L’organizzazione che costruisce l’intelligenza artificiale più potente del pianeta non riuscì a governare se stessa per 72 ore senza collassare in una crisi esistenziale. Ilya Sutskever, che aveva votato per il licenziamento, firmò poi una petizione per il reintegro. Il Continental Director rimosso dal Continental Board e reintegrato il lunedì mattina.
Cronologia
Novant’anni di fuga dalla democrazia: la linea del tempo di un’ideologia che non tramonta mai.
L’ideologia tecnocratica non è mai morta. Si è trasformata, ha cambiato vocabolario, ha trovato nuovi patroni. Ma la struttura del pensiero — il demos come problema, la competenza come legittimità, la tecnologia come via d’uscita — è rimasta intatta da Scott a Srinivasan.
Howard Scott fonda Technocracy Inc. Il Technate dal Polo Nord a Panama, certificati energetici, esperti al posto dei politici. Il movimento raggiunge 500.000 aderenti.
Joshua Haldeman guida la sezione canadese. Chiropratico convinto che la società funzioni come una colonna vertebrale: raddrizzabile con la pressione giusta.
Haldeman arrestato a Vancouver. Technocracy Inc. bandita come sovversiva. Multa: $200. Il sistema democratico che disprezzava lo ferma usando le sue stesse leggi.
Haldeman si trasferisce a Pretoria. Sostenitore dell’apartheid. Il Sudafrica come “ultima difesa della Civiltà Cristiana Bianca”.
Elon Musk nasce a Pretoria. Nipote di Haldeman. Crescerà in un paese dove l’apartheid è legge e la gerarchia della competenza si sovrappone alla gerarchia della razza.
Le ruote dell’aereo di Haldeman si impigliano in un cavo dell’alta tensione sul Kalahari. Ucciso dall’infrastruttura che idolatrava.
Thiel pubblica “The Education of a Libertarian”: “Non credo più che libertà e democrazia siano compatibili.” Haldeman avrebbe firmato, ma con divisa grigia.
Thiel ottiene la cittadinanza neozelandese in 12 giorni. La fuga dalla democrazia: rifugiarsi in un’altra democrazia con welfare universale e sanità pubblica.
Il progetto Seasteading in Polinesia Francese viene abbandonato. La frontiera dell’exit aveva bisogno dell’autorizzazione dello Stato da cui voleva uscire.
FTX collassa bruciando $32 miliardi. Il mercato crypto perde $2 trilioni. Twitter/X acquisito a $44B, svalutato a $12-19B. L’alternativa tecnocratica al sistema dei prezzi produce le sue bolle.
OpenAI licenzia e reintegra Altman in un weekend. I costruttori dell’AGI non riescono a governare se stessi per 72 ore. Il Continental Director reintegrato il lunedì mattina.
DOGE: il tecnocrate governa davvero. Licenziamenti di massa, accesso ai sistemi del Tesoro. I tribunali bloccano, ordinano il reintegro. La macchina democratica fa esattamente quello per cui era progettata: resistere.
Critici
Le contraddizioni strutturali che nessun certificato energetico può risolvere: perché la tecnocrazia fallisce sempre per le stesse ragioni.
argomento tecnocratico contro la democrazia è che il mercato politico produce inefficienza, spreco e incompetenza. Ma le fortune della Silicon Valley — SpaceX, Tesla, Palantir, le reti di comunicazione su cui girano tutte le piattaforme — sono state costruite su contratti federali, sussidi statali, infrastrutture pubbliche, ricerca universitaria finanziata con denaro pubblico. Internet nasce da ARPANET, progetto del Dipartimento della Difesa americano. Il GPS è militare. I tecnocrati che vogliono exit dalla democrazia hanno costruito i loro miliardi dentro la democrazia, grazie alla democrazia, usando le sue istituzioni che definiscono corrotte. Non è ipocrisia ideologica: è dipendenza strutturale mascherata da sovranità.
Lo specchio sovietico
C’è un esperimento storico di eliminazione del “sistema dei prezzi” che vale la pena ricordare ogni volta che si parla di governance tecnocratica: l’Unione Sovietica. Pianificazione centrale, esperti al posto del mercato, produzione calcolata secondo criteri tecnici oggettivi, nessuna interferenza della politica democratica. La Gosplan faceva esattamente quello che Scott immaginava. Il risultato è noto.
La cosa interessante è che i tecnocrati contemporanei si definiscono esplicitamente anticomunisti, senza riconoscere che il loro modello di governance è strutturalmente identico a quello che dicono di avversare. La differenza è che la tecnocrazia sovietica era collettivista; quella di Thiel è privatista. Ma l’idea che la complessità umana si possa ridurre a un problema di ottimizzazione gestito da esperti è la stessa.
La funzione obiettivo inesistente
Il problema fondamentale di qualsiasi tecnocrazia non è tecnico: è filosofico. Un algoritmo ottimizza verso una funzione obiettivo. Per ottimizzare la società ci vuole una funzione obiettivo sociale. Ma le persone non sono d’accordo su cosa voglia dire “stare meglio”. C’è chi vuole massimizzare la libertà individuale, chi la sicurezza collettiva, chi l’uguaglianza materiale, chi la crescita economica, chi la sostenibilità ambientale. Questi obiettivi non sono semplicemente diversi: spesso sono in conflitto.
La politica democratica — con le sue mediazioni estenuanti, i suoi compromessi imperfetti, i suoi voti che non decidono mai niente in modo definitivo — esiste precisamente perché la funzione obiettivo non è definita e non può esserlo. Il disaccordo non è il malfunzionamento del sistema: è il sistema. Sostituire il conflitto politico con l’ottimizzazione algoritmica non elimina il conflitto. Lo sposta dentro l’algoritmo, dove non è più visibile né contestabile.
Il codice non è neutro
Quando Srinivasan descrive i Grays che occupano settori urbani e cooptano le forze di polizia locali attraverso “banchetti dei poliziotti”, sta descrivendo esattamente quello che la tecnocrazia ha sempre fatto: non eliminare il potere, ma nasconderlo dentro una struttura che sembra oggettiva. I certificati energetici di Scott sembravano più giusti del denaro perché erano calcolati in joule. Ma chi decideva come convertire il lavoro di un medico in joule? Chi stabiliva l’equivalente energetico della cura di un anziano?
Ogni scelta tecnica nasconde una scelta politica. L’algoritmo non è il punto zero della neutralità: è il punto in cui la politica smette di essere trasparente e diventa codice. Il codice non mente — ma può essere scritto per far sembrare naturale qualcosa che naturale non è.
Nel 1974, le ruote dell’aereo di Haldeman restarono impigliate in un cavo dell’alta tensione durante un atterraggio di prova nel Kalahari. Stava cercando dall’alto una leggendaria città perduta. Un uomo che aveva dedicato la vita a dominare la realtà sociale e fisica attraverso la macchina, ucciso dalla stessa infrastruttura che idolatrava.
Non so se esiste una morale in questa storia. So che ogni volta che sento qualcuno dire che la democrazia è inefficiente — e che esistono persone sufficientemente competenti da poterla sostituire con qualcosa di meglio — mi chiedo quanti cavi dell’alta tensione non stanno ancora vedendo.
Fonti
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Washington Post — Elon Musk’s business empire is built on $38 billion in government funding (2025)
Analisi dettagliata di oltre 400 contratti federali, 90 sussidi e decine di crediti fiscali ricevuti da SpaceX, Tesla e X Corp dal 2003. Fonte primaria per i dati sui sussidi governativi citati nell’articolo.
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Peter Thiel — The Education of a Libertarian, Cato Unbound (2009)
Il testo originale in cui Thiel dichiara che «libertà e democrazia non sono più compatibili» e delinea le tre frontiere dell’exit: cyberspace, spazio e seasteading. Fonte primaria per le citazioni dirette.
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Pew Research Center — Americans’ Views of Technology Companies (2024)
Indagine nazionale sulla percezione del potere politico delle Big Tech. Fonte per i dati sul 78% degli americani che ritiene le piattaforme abbiano troppa influenza, e per la distribuzione bipartisan della sfiducia.
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The Guardian — Peter Thiel and the New Zealand citizenship (2022)
Ricostruzione della procedura accelerata con cui Thiel ottenne la cittadinanza neozelandese in 12 giorni senza averci mai vissuto, attraverso un canale riservato a casi umanitari eccezionali.
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New York Times — The OpenAI Board Crisis (novembre 2023)
Ricostruzione del weekend in cui il board di OpenAI licenziò e poi reintegrò Sam Altman in 72 ore, con il ribaltamento quasi completo del consiglio. Fonte per l’aneddoto sulla governance tecnocratica.
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Wall Street Journal — Theranos e la condanna di Elizabeth Holmes
Copertura del processo e della condanna a 11 anni di carcere. Include la ricostruzione del board di ex generali e segretari di Stato convinti dalla narrazione tecnocratica di Holmes.
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The Guardian — Honduras dissolve Próspera, la charter city privata (2022)
Il governo honduregno abroga la legge che istituiva Próspera sull’isola di Roatán. La città sovrana risponde con un arbitrato da $10,7 miliardi contro uno Stato con PIL di $31 miliardi.
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The Seasteading Institute — sito ufficiale
Fondato nel 2008 con $1,7 milioni di Thiel, propone città galleggianti in acque internazionali come laboratori di governance post-democratica. Il progetto in Polinesia Francese è collassato nel 2018.
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Technocracy Inc. — sito ufficiale del movimento fondato da Howard Scott
Il movimento tecnocratico originale è ancora attivo. Il sito conserva la documentazione storica sul Technate, i certificati energetici e la struttura organizzativa descritta nell’articolo.
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Harvard Business Review — Don Moore, UC Berkeley: gli esperti sono più overconfident degli altri (2022)
Ricerca di Don Moore sull’eccesso di confidenza degli esperti senior: sicuri al 53% nelle previsioni, corretti solo nel 23% dei casi. Fonte per il paradosso epistemologico della tecnocrazia citato in chiusura.