Mi presento, sono Fabio Cabula


La mia passione per il Web è nata nell’estate del 1993, leggendo il secondo numero della mitica rivista Virtual. Da allora, ho progettato, programmato e creato prodotti digitali come se la mia vita dipendesse da questo.


In realtà, tutto era cominciato molto prima.

Nel 1982 mio padre comprò un Commodore 64. Avevo 8 anni. Fu il mio primo vero amore, anche se a quell’età non avrei saputo chiamarlo così. Passavo ore a copiare listati BASIC da riviste specializzate, modificando numeri a caso per vedere cosa succedeva. Spesso non succedeva niente, ma quando funzionava era pura magia.


Nel 1983 vidi Wargames al cinema. In quel momento capii che la mia vita sarebbe stata davanti a uno schermo, a progettare software. Non era una decisione razionale, era più simile a un’illuminazione religiosa. Matthew Broderick che hackerava il computer del NORAD mi sembrava l’eroe più figo del mondo.


Dal 1983 al 1993 ho vissuto un’infanzia bellissima ad Arzachena. Metà del tempo davanti al computer, metà in strada a giocare con gli amici.


Alla fine del 1994 tutto accelerò.

Stefania Garassini dirigeva Virtual e in quella rivista scoprii per la prima volta cos’era davvero Internet. Non era solo una parola misteriosa – era una rete che collegava computer di tutto il mondo, che permetteva di scambiare messaggi istantanei, di accedere a informazioni infinite, di connettere persone lontanissime.

Corsi da mio padre come un bambino che ha appena scoperto che esiste Babbo Natale. “Papà, devi assolutamente comprarmi la connessione a Internet appena arriva!” Non sapevo esattamente cosa avrei fatto con Internet, ma dopo aver letto quell’articolo sapevo che ne avevo disperatamente bisogno.


Nel dicembre del 1994 arrivò Video On Line, il primo provider italiano.


Ricordo ancora la prima email inviata, le chat della Microsoft con i fumetti, i primi giri su Geocities, e soprattutto il momento esatto in cui — da solo, nella mia cameretta — decisi che avrei costruito un sito web.


Nel febbraio del 1995 pubblicai il mio primo sito su Geocities. Avevo 21 anni. Il sito era orribile, ma era MIO. Era il mio piccolo pezzo di Internet.


In quegli anni andavo malissimo a scuola. Dopo il diploma, l’università non era nemmeno un’opzione che prendevo in considerazione. Nella mia testa c’erano solo la rete e un’infinità di idee per siti che volevo realizzare.

Per mantenermi facevo lavori come barista, giardiniere, magazziniere. Ma ogni sera, quando tornavo a casa, iniziava la mia vera giornata. Studio intenso, tutto da autodidatta: accessibilità, usabilità, CSS, HTML, software di progettazione, modelli di business. Passavo ore sui forum e nei newsgroup tecnici, assorbendo tutto quello che riuscivo a trovare. Era un’educazione fatta di tentativi ed errori, di notti in bianco, di eccitazione pura quando finalmente riuscivo a far funzionare qualcosa che prima non funzionava.


Settembre 1998. Avevo ricevuto la proposta di un contratto a tempo indeterminato come magazziniere in un supermercato a Olbia. Stipendio fisso, sicurezza, vita tranquilla. Sembrava la strada più sensata per un ragazzo di provincia senza laurea.

Ma mio padre fece una cosa che non dimenticherò mai. Capì che, se fossi rimasto lì, la mia passione sarebbe rimasta per sempre solo un sogno. Non mi chiese nemmeno cosa ne pensassi: arrivò da me con l’iscrizione a un corso di comunicazione multimediale a Milano già fatta.

“Ti paghi il viaggio e ti mantieni con i soldi che hai guadagnato quest’estate,” mi disse. “Ma vai.”


Tre mesi dopo ero a Milano, quasi senza soldi, quando ricevetti una chiamata da Italiaonline per un colloquio di lavoro. Ero attivo da tempo nella community di Digiland come digileader, aiutando altri utenti a costruire i loro primi siti web. Qualcuno aveva notato il mio lavoro. Il colloquio con Lucia Confalonieri andò benissimo.


A ottobre 1998 iniziai a lavorare in Italiaonline, che in quel momento rappresentava il top del Web in Italia insieme a Virgilio. Da magazziniere di provincia a protagonista del nuovo mondo digitale in tre mesi. Il sogno si era avverato.


Nel 1999 cominciai a seguire un fenomeno straordinario che arrivava dall’America: i weblog. Creai uno dei primissimi blog in Italia usando Blogger.com. Non sapevo ancora che i blog avrebbero rivoluzionato il modo di comunicare, ma sentivo che c’era qualcosa di importante in quella possibilità di pubblicare pensieri senza filtri editoriali.


Nel 2000 ho iniziato a lavorare come product manager — anche se allora mi definivo information architect — e ho seguito il primo grande rilascio: il restyling completo di ItaliaOnline. In quel periodo incontrai Andrea Santagata. E’ stato uno degli incontri decisivi della mia vita. In lui riconobbi la stessa ossessione per la rete, la stessa ambizione di costruire progetti che avessero un senso, un valore etico, non solo economico. Da quell’incontro nacque un’amicizia e una collaborazione che hanno dato vita alle cose più belle che ho realizzato in rete.


Nel gennaio 2001 sono passato a Giallo.it, portale B2B di Virgilio.


L’11 settembre 2001 ebbi la prima conferma che avevo ragione. Mentre la TV ripeteva sempre le stesse immagini dell’attentato, io leggevo i blogger di New York che pubblicavano foto e storie in tempo reale dalle strade. Era informazione pura, non mediata, immediata.

Da quel momento iniziai a pensare ossessivamente a come portare questo fenomeno in Italia.


Il 3 novembre dello stesso anno misi online Bloggando, la prima directory italiana di blog.


Nei mesi successivi, continuavo a ripetere ossessivamente ad Andrea Santagata che dovevamo creare una piattaforma per la creazione di blog in Italia. In quel periodo avevo conosciuto Marco Palombi, venuto a presentare in Giallo.it un software sviluppato da lui. Durante quell’incontro mi colpì un dettaglio: Marco aveva anche un altro software “Tipic.com”, che a mio avviso poteva essere smontato e rimontato per far nascere una piattaforma di blogging. Ne parlai subito con Andrea e Marco e da lì partimmo per sviluppare Splinder, la prima vera piattaforma di blogging italiana.

Era il 2002 e stavamo creando qualcosa che non esisteva ancora in Italia.


Nel 2003 feci una cosa che tutti consideravano folle: mi licenziai da Virgilio per fondare la mia prima vera startup, Sitonline. Lasciare un posto fisso in una grande azienda per buttarmi nell’incertezza totale dell’imprenditoria digitale.


In quello stesso anno, con una Canon IXUS II, diedi vita anche al primo photoblog italiano.


L’esperienza con Sitonline durò fino al 2007, quando co-fondai Liquida.it. Questa è stata la startup che mi ha formato di più dal punto di vista tecnologico. Dovevamo risolvere problemi complessi con risorse limitate, e questo mi ha insegnato a pensare in modo ingegneristico, non solo creativo.


Nel 2009 Banzai Media mi chiamò per seguire come product manager oltre 20 siti web: studenti.it, cookaround.com, giallozafferano.it, filmtv.it, my-personaltrainer.it, e molti altri. Era una sfida incredibile: gestire progetti diversissimi tra loro, ognuno con il proprio pubblico e le proprie logiche.


Nel 2010 entrai nel team che lavorò al lancio de ilPost.it insieme a Luca Sofri. Contribuire a costruire uno dei primi esempi italiani di giornalismo digitale indipendente è stato qualcosa di cui sono ancora orgoglioso. Stavamo creando un nuovo modo di fare informazione in Italia.


Dal 2016, quando Banzai Media fu acquisita da Mondadori, ho iniziato a seguire anche Tv Sorrisi & Canzoni, Donna Moderna, Grazia, Panorama. Era affascinante vedere come brand storici dell’editoria italiana si adattavano al digitale.


Dal 2018 al 2022 ho lavorato in ePrice, occupandomi di crescita organica e del refactoring di un e-commerce il cui codice sorgente era rimasto fermo per quasi dieci anni. È stata una sfida tecnica e strategica insieme.

Per acquisire traffico organico, ho ripensato completamente il front-end creando una nuova tassonomia basata sui dati di traffico invece che sull’assortimento di magazzino. Questa intuizione ha portato il traffico giornaliero da 15.000 a 120.000 sessioni. Non era solo una questione tecnica, ma un cambio di paradigma: mettere l’utente al centro invece del prodotto.


Dal 2022 lavoro come freelance, collaborando a progetti di evoluzione prodotto, SEO, redesign, e-commerce e piattaforme editoriali. È bello avere la libertà di scegliere i progetti che mi interessano di più.


A marzo del 2025 ho messo online Vettoria, un sito dedicato all’intelligenza artificiale. Dopo 25 anni nel Web, mi ritrovo di nuovo a esplorare una frontiera tecnologica che sta cambiando tutto. È come tornare ai tempi di Virtual: la stessa eccitazione, la stessa curiosità per quello che verrà.


Ho vissuto metà della mia vita in Sardegna, l’altra metà in Lombardia. Oggi vivo a Seregno, con la mia compagna e i miei tre figli. Quando guardo indietro, vedo un percorso che non ho mai pianificato ma che ha sempre avuto un filo conduttore: l’amore per la tecnologia come strumento di connessione e creazione.

Non ho mai avuto un piano decennale, non ho mai seguito strategie di carriera prestabilite. Ho sempre solo seguito la mia curiosità e la mia passione. E forse è per questo che, dopo 25 anni, amo ancora il Web.

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